Andrea’s Workshop :: Das Leben in Venedig

Andrea’s Workshop

Prova

Scritto il17 Agosto, 2008 da Andrea
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prova

2 agosto 2008

Scritto il26 Luglio, 2008 da Andrea
Nella categoria Das Leben in Venedig, Lavoro, Pensieri parole opere ed omissioni, Viaggi, pensieri | Nessun Commento »

Ormai sono quasi 29. E la cosa che mi lascia più stupito è che sembra che tutto stia cominciando solo ora.
E forse, effettivamente, la vita inizia davvero alla soglia dei trent’anni. Quando inizi a capire che puoi fare tutto ciò che vuoi veramente, che la vita è nelle tue mani e che puoi fare tutto bene o mandare tutto a puttane. Quando capisci che una giornata che va storta può comprometterti per sempre Questa sensazione di rischio indefinito è fantastica, è, credo, lo stimolo più grande che potesse arrivarmi.

Scrivere queste cose a bordo di un treno che mi porta verso una notte di lavoro può sembrare da pazzi, e forse lo sono veramente, perché no?

Aspetto i migliori amici che ho la fortuna d’avere a Venezia il giorno del mio compleanno. E’ il più bel regalo che potessi ricevere.
Farò di tutto per farli innamorare di Venezia. Così come me ne sono innamorato dal primo momento in cui l’ho rivista quel famoso 2 aprile che sembra lontano anni luce.

Poco tempo…

Scritto il23 Luglio, 2008 da Andrea
Nella categoria Das Leben in Venedig, Lavoro | Nessun Commento »

C’è poco tempo ed ultimamente ne ho avuto ancora meno del solito.
Dover cambiare mansione, doversi sobbarcare di lavoro altrui, portare avanti il progetto di perfezionamento di un reparto… è dura. Sarebbe molto più semplice trovarsi a dover amministrare qualcosa che non va piuttosto che cercare di capire cosa c’è che non va. E’ un po’ come con i rapporti tra gli esseri umani. E’ molto più facile continuare con un rapporto corrotto piuttosto che sistemarlo.

Ma le sfide sono belle. Ed il sentirsi un po’ manager, anche se del turno dimenticato da dio, è gratificante. Trascinare dietro di sè persone che lavorano qui dentro da più tempo è bello e anche se non ti danno fiducia, anche se gli sguardi che ti buttano addosso sono duri e carichi d’odio non fa niente, fa parte del gioco, all’inizio almeno, finché non si rendono conto, che in fondo, lo fai per loro.

Sono stravolto di sonno. Oggi riparto per casa con qualche giorno d’arretrato, ormai sto in piedi a caffeina e sigarette. Per mangiare c’è poco tempo (non che mi faccia male fare un po’ di dieta).

La cosa più gratificante è che vecchie conoscenze tornano a cercarmi e quando faccio la mia controproposta si rendono conto che con una cosa del genere entrerei nella cerchia di coloro che andrebbero a dettargli legge e allora tornano sui loro passi. Non è facile stare qui, così, di notte, spulciando carte, spulciando vecchie procedure per crearne di nuove, riciclando ricordi d’altri alberghi, d’altri tempi, quando tutto era molto più semplice perché a casa c’era qualcuno che m’aspettava e mi faceva trovare un letto fatto, la biancheria pulita e stirata, un pasto caldo. Però così è meglio. Anche se si fa più fatica, se si dorme in un letto sfatto ogni notte, anche se si mangia pane, uova, tonno e maionese, anche se si beve solo tè freddo e birra, anche se devo lavare e stirare montagne di biancheria, di camicie…

E poi c’è sempre la gatta nera che tutte le notti viene a farmi compagnia, a farmi da assistente e prima si siede sulla sedia accanto e poi si sdraia sulle mie gambe alla ricerca di coccole e di un pezzettino di carne fredda che ho avanzato.

Sono riuscito a ritagliarmi 10 minuti per scrivere queste righe, per controllare la posta, il conto in banca (sigh!), fare il biglietto del treno, e fumarmi un paio di sigarette, anche se in ufficio non si potrebbe.

Ho una scrivania in condivisione con il giorno, una casa con un coinquilino maiale, una vicina di casa con un culo in condivisione con il mondo ed un cantiere edile che condivide il suo rumore con le mie notti, ehm, pardon, giorni di sonno.

C’è poco tempo ma le cose si muovono velocemente, in poco tempo e bisogna saperle seguire o altrimenti si perdono di vista per sempre. Male che vada mi resta comunque la tv a casa e lì posso permettermi di perdere quel poco di tempo che m’avanza addormentandomi di fronte ad essa.

E scese dal cielo…

Scritto il28 Giugno, 2008 da Andrea
Nella categoria Come farsi del male, Das Leben in Venedig, Pensieri parole opere ed omissioni, parole, pensieri | Nessun Commento »

… un nubifragio degno di nota.
Peccato non si sia portato via il caldo, anzi, credo ne creerà altro, umido, appiccicoso, che non ti togli di dosso neanche con tre doccie di fila.

Avevo bisogno di vedere un po’ d’acqua scendere dal cielo però. Per avere la sensazione di poter lavare via quel senso d’irrequietezza, quel senso d’abbandono, quel senso d’inadeguatezza nei confronti della vita.
Capita che le cose vadano male, capita che si reagisca male ma ormai sono troppo vecchio e troppo abituato al dolore interiore che ogni volta che mi ricapita me lo sento scivolare addosso, come l’acqua della doccia. Resta solo appiccicato quel senso di delusione che la vita ci porta a vivere, io come tanti altri al mondo. Resta solo il pensiero di volersi comprare un ombrello di plastica trasparente per poter vedere la pioggia cadere mentre non ci si lascia bagnare da essa, riuscire sempre a mantenere un senso di distacco da tutto quello che ci può far stare male.

Ci sono tante cose che vorrei dire, scrivere, urlare, dipingere ma è tutto inutile. Questo senso di delusione non se ne andrebbe così come se ne va il suono di un urlo, come se ne va la tempera quando viene bagnata, come sbiadisce l’inchiostro con il passare degli anni.

Ci sono tante cose che rimangono scritte nel cuore, cose che iniziano, finiscono, fanno bene, fanno male, lasciano interdetti e che ci portiamo appresso, come un paio di pantaloni che non sono della nostra taglia finché viviamo. E anche questa giornata che per me va finendo mentre inizia o sta per farlo per il resto del mondo è parte di quei pantaloni, troppo scomoda per essere ricordata volentieri, troppo fastidiosa per riuscire a dimenticarla. Ed essere qui da solo non m’aiuta. E cercare vecchi ricordi lo fa ancora meno. E cercare nuove emozioni mi fa sentire terribilmente solo.

Non è il cambiare città che mi fa sentire meglio o peggio, è il dover vivere sempre a stretto contatto con me stesso che mi fa pensare, mi fa star bene, mi fa star male. Per fortuna che nonostante la pioggia, il caldo, l’umidità, Venezia resta sempre una gioia per gli occhi, uno di quei beni assoluti ed indelebili che fa bene. Nonostante tutto, anche nonostante me stesso.

 

“In bocca al lupo; ciao. Sì, addio.”

Ma che delusione!

Scritto il25 Giugno, 2008 da Andrea
Nella categoria Das Leben in Venedig, pensieri | 2 Commenti »

Ho incontrato Mr. James Newell Osterberg Jr. che forse conoscerete meglio con il nome di Iggy Pop.
Ha dormito qui da noi un paio di notti e devo dire che ne sono rimasto profondamente deluso.
Un personaggio come Iggy Pop non può andare in giro con una polo Lacoste rosa evidenziatore. Va benissimo il troione in sua compagnia, tettone stratosferiche, labbra a canotto, culo scolpito, ma la polo rosa no. M’aspettavo un vero punk non questo mucchietto d’ossa avvolto in una polo rosa.

E’ proprio vero che il punk è morto e nemmeno Iggy Pop può farlo più rivivere realmente.

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